
29.03.2012 / World Bulletin
Dietro la cortina di ferro
Russia, anni Ottanta. Oltre al campeggio sul Mar Nero e alle passeggiate al Gorky Park, i bambini dell’Unione Sovietica, come quelli di tutto il mondo, avevano un’altra passione: la sala giochi.
Ma i videogiochi russi erano molto diversi da quelli del mondo “capitalista”: costruiti in alcune fabbriche militari segrete dell’Unione dagli anni Settanta fino all’avvento della Perestroika, raramente funzionavano con un microprocessore. Più spesso, contenevano una serie di complicati ingranaggi meccanici, allora considerati all’avanguardia.
A risploverare questo passsato tutto sommato recente sono tre ex-bambini di quegli anni.Si chiamano Aleksandr Stakhanov, Aleksandr Wugman e Maxim Pinigin, e hanno fondato a Mosca un nostalgico museo dei videogiochi, collezionando e restaurando le vecchie macchine dimenticate e abbandonate nell’era post-sovietica.
Un vero e proprio tuffo nel passato – un passato non poi così diverso dal nostro, se non fosse che, per provare le 37 macchine in buona parte funzionanti, serve una moneta da 15 copechi, con tanto di falce e martello in bella vista.
Dalla battaglia navale ai carrarmati, dall’hockey sul ghiaccio alle corse dei cavalli, c’è tutto quello che serve per risvegliare il sopito entusiasmo degli ex-campioni da sala giochi.
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