
07.03.2012 / Arts & Culture
Gli occhi del mondo
Chi non ricorda la bellissima ragazza afghana dagli occhi verdi immortalata a metà degli anni Ottanta da Steve Mc Curry?
Proprio in questi giorni, Roma dedica una mostra al celebre fotografo americano, che si è dedicato spesso a ritrarre la realtà nelle zone di guerra. Un vero e proprio tributo, allestito nel moderno spazio espositivo del museo Macro Testaccio a cura dell’architetto Fabio Novembre.
Inutile dire che vi si trovano tutte le sue foto più famose – scattate durante i viaggi in Afghanistan, Thailandia e in Birmania. Molto interessanti anche le due serie dedicate al Buddhismo e ai viaggi di McCurry in Italia – una sorta di omaggio, quest’ultima, al 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Ciò che emerge da queste immagini è soprattutto il carattere nomade e allo stesso tempo ricco di sentimenti del lavoro di Steve McCurry, che non manca mai di suscitare emozioni nell’osservatore. Forse sarà merito anche della pellicola, nettamente preferita al digitale. E in particolare, della Kodak, così amata da McCurry che l’azienda stessa gli ha concesso il privilegio di utilizzare l’ultimo rullino Kodacrome mai prodotto.
Una menzione speciale merita la sua opera più famosa, il ritratto della ragazza afghana. Dopo averla scattata in un campo profughi a metà degli anni ‘80, McCurry fu costretto a cucirsi addosso i rotoli di pellicola per poter superare le frontiere, ancora sotto il controllo russo, e rientrare in America.
La foto venne pubblicata dalla rivista National Geographic, di cui resta la copertina più conosciuta, e utilizzata come simbolo di Amnesty International.
L’identità della ragazza restò sconosciuta fino al 2002, quando McCurry, con l’aiuto del National Geographic, riuscì a trovarla.
Nonostante i quasi 20 anni trascorsi e un po’ di rughe, la bellezza della donna era intatta, come testimonia un nuovo scatto esposto in mostra a confronto con il primo.
Roma, Macro Testaccio, fino al 29 aprile
[Gloria Lucchese]
Links
http://stevemccurry.wordpress.com/2010/12/30/the-end-of-an-era-1935-to-2010/




