L'Editoriale

L'arte del fare

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UN’INTERVISTA CON IL CELERE ARCHITETTO E DESIGNER AMERICANO JASON MILLER

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ason Miller è un designer americano originario del Connecticut che ha deciso di fermarsi a Sunset Park, Brooklyn, per dare vita a Roll & Hill, un’azienda di light design d’alta gamma. La particolarità di Roll & Hill è quella di produrre, oltre ai progetti del suo fondatore, anche quella di un gruppo di designer indipendenti che, con la loro creatività, contribuiscono ad arricchire la collezione.

Dalle sue origini provinciali e dai suoi ricordi personali, Jason ha tratto grande ispirazione per realizzare alcuni dei suoi pezzi giovanili più concettuali – una poltrona “decorata” con nastro isolante, una serie di vasi crepati, una collezione di piatti realizzati con frammenti di vecchie ceramiche – ma anche per elevare elementi quotidiani della cultura americana trasformandoli in oggetti dal design elegante e ricercato.

Dopo aver conseguito un Master di arti visive in pittura, Jason ha lavorato nel campo dell’arte e della pubblicità - il che spiega in parte come mai i suoi lavori stiano spesso sul confine fra arte e design – ma poi si è accorto che preferiva “fare” le cose piuttosto che documentarle.
I suoi progetti riflettono ancora in parte questa formazione, ma tutti puntano sulla funzione, con un tocco aggiuntivo di arguzia e di bellezza. Oggi Jason gestisce il suo studio di design e Roll & Hill dal suo quartier generale di Sunset Park, a Brooklyn. E vive a due passi da lì con la figlia Tuesday.


Jason Miller

I tuoi progetti personali sconfinano spesso nell’arte. Credi che arte e design si completino in qualche modo, perlomeno nel tuo lavoro?
JM: In fondo, sia l’arte, sia il design consistono nel creare qualcosa. Quando si esprimono al meglio, entrambi riescono a dirci qualcosa su chi siamo. Perciò sì, credo che abbiano molto in comune.


Hai utilizzato spesso elementi tipici della cultura americana, rivisti e reinterpretati secondo il tuo punto di vista. Da dove arriva questa ispirazione? C’è una componente nostalgica?
JM: Non amo pensare ai miei lavori come “nostalgici”, ma forse c’è una sorta di nostalgia. In realtà, quello che cerco di fare è esplorare la mia storia e la mia identità. Non m’interessa fare cose che non hanno alcuna appartenenza culturale.

Come ti dividi fra i tuoi progetti personali e la tua azienda, la Roll & Hill? Rispondono a bisogni creativi diversi o entrano in conflitto?
JM: Nulla ha mai giovato alla mia creatività di designer quanto gestire un’azienda manifatturiera. Credo che tutti i designer dovrebbero toccare con mano anche questa parte del processo. L’unico elemento di conflitto è il tempo: non basta mai.

Quali sono i luoghi più interessanti a New York dal punto di vista di un designer?
JM: Credo che per essere un buon designer sia necessario raccogliere quanti più stimoli possibile. È importante farsi un buon quadro generale. Dunque trovo davvero difficile scegliere un edificio o un architetto in particolare. Detto ciò, di recente ho sviluppato un interesse particolare per gli interni retró, in particolare per quelli precedenti agli anni Sessanta. La quantità di lavoro che allora s’investiva per la costruzione è impensabile, al giorno d’oggi, perché costerebbe troppo. Per rendervene conto basta dare un’occhiata ai bagni di Cipriani sulla 42a strada.

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