L'Editoriale

Il verde che guarisce

Il verde che guarisce

Da Slow Pharmacy a Banpo, Seoul, una coppia di designer e amanti del verde prescrive ritmi di vita più rilassati attraverso le piante

C’

è un posto a Banpo, il bel “quartiere francese” di Seoul, dove tutto gira attorno alle piante e a come possono rendere migliore la nostra vita. Il nome si spiega da solo: Slow Pharmacy, ovvero un luogo dove si prescrive la lentezza, perché prenderci cura del verde ci aiuta a rallentare e dunque, a prenderci cura anche di noi stessi. Dietro quest’idea ci sono Lee Gu-reum e Jeong U-seong, una coppia di designer di successo e amanti del verde che ha deciso di mettere il proprio talento e le proprie conoscenze al servizio di chi vuole provare a occuparsi di una pianta oppure aggiungere un tocco di verde agli ambienti in cui vive e lavora. Il loro magnifico showroom è una piccola oasi di pace nel cuore della città, un luogo cui approdare per rimettersi in contatto con la natura ma, soprattutto, con se stessi. Abbiamo fatto una chiacchierata con Lee per capire meglio la genesi del progetto.

Da dove arriva il tuo amore per le piante?

LGR: L’influenza principale nasce dalla mia infanzia e dai miei ricordi. Grazie ai miei genitori, che amavano le piante, ho passato molto tempo immersa nella natura. Mi sono laureata in arti grafiche e sono ritornata in Corea per lavorare come grafica in un’agenza pubblicitaria. Ho cominciato a sviluppare l’idea di Slow Pharmacy solo in un secondo momento, per cercare di abbinare il design alla cura delle piante, che sono sempre state il mio principale interesse.  
Volevo dare alle persone un’opportunità in più per avvicinarsi alle piante attraverso elementi di design. La prima cosa che ho fatto è stata disegnare il Moss Terrarium DIY, un kit per costruire un terrario dedicato alle persone sempre tropo stanche e impegnate, e che finiscono per far morire tutte le loro piante. Voleva essere anche un’idea per invitarle a mettere da parte telefono e computer e affondare le mani nella terra. L’idea era che, offrendo loro un pacchetto già pronto con muschio e terra, sarebbero stati più invogliati a provarci.
Il nome "Slow + Pharmacy" suggerisce un legame fra le piante e la salute. Che influenza può avere sulla nostra vita il fatto di occuparci di una pianta?

LGR: Un tempo il mio stile di vita era piuttosto convulso e non avevo il tempo di districare i pensieri. Nel bel mezzo di quel turbine, mi sono accorta del naturale potere curativo che deriva dal riflettere lentamente sulla propria esistenza prendendosi cura delle piante, anch’esse forme di vita.
La mia speranza è che le persone stressate dalla vita di città riescano a loro volta a prendersi del tempo lontano dalla tecnologia per curare le piante, godendosi qualche momento di relax. È proprio così che è nato il nome Slow Pharmacy: credo che crescere e prendersi cura delle piante abbia un impatto sulle nostre vite molto più forte di quanto crediamo.
Quando una pianta entra a far parte di uno spazio, quello spazio acquista nuova vita.
E noi, in cambio, otteniamo la possibilità di uscire anche solo per un attimo dalla nostra quotidianità, di liberare la testa osservando la pianta che cresce.

Qual è il vostro cliente tipo?

LGR: La nostra clientela è davvero molto varia. Abbiamo giovani clienti ventenni così come sessantenni innamorati delle piante, e diversi impiegati d’ufficio sui trenta. Molti cercano piante in grado di “purificare l’aria”, per via delle micropolveri, oppure piante a basso mantenimento.

Che tipo di esperienze e di eventi offrite nel vostro showroom?

LGR: Nello showroom vendiamo le nostre piante preferite, ideali come dimensione e semplici da coltivare in casa o in ufficio. Fuori dallo showroom, invece, creiamo eventi e mostre pop-up circa quattro volte l’anno, ciascuno dedicato a un concetto particolare.
Ad esempio, ne abbiamo fatto uno sul concetto di “contenitore d’aria”: abbiamo riempito un container di piante e terra e organizzato una performance in cui regalavamo alle persone aria pulita.

L’obiettivo finale, dunque, è aiutare le persone a sperimentare ritmi di vita diversi?

LGR: La mia parola preferita è “calma”. Credo che in questo termine sia intrinseco anche il concetto di “bontà”. Cerco sempre di ricordarmelo, e trovo che dovrebbe farlo chiunque via in una grande città. Arriva sempre quel momento in cui ci lasciamo prendere dai ritmi forsennati della vita e smettiamo riflettere. Ci allontaniamo sempre di più dall’ascolto della nostra interiorità, della nostra anima. Avremmo davvero bisogno di un po’ di quiete, anche solo per un attimo.

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