L'Editoriale

La bellezza degli
spazi vuoti

La bellezza degli spazi vuoti

Affascinata da Leonardo come dagli antichi maestri del Sol Levante, la pittrice Fuyuko Matsui racconta l’essenza dell’arte giapponese, fatta di armonia fra tratti rigorosi e spazi vuoti

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uyuko Matsui è una delle artiste più originali e interessanti della scena artistica giapponese. Nel solco della tradizione Nihonga, che si basa su tecniche e materiali millenari e profondamente radicati nella cultura nazionale, questa giovane artista realizza lavori dall’impatto emotivo fortissimo, basati su soggetti forti e temi anche molto personali, legati al proprio percorso psicanalitico.
La perdita, la violenza, la mutilazione, ma anche l’amore, il desiderio e la passione sono alcuni dei sentimenti che ispirano le sue tele, spesso provocatorie ma anche realizzate con quella delicatezza che appartiene alla tradizione pittorica giapponese. Originaria di Mori, nella prefettura di Shizuoka, Fuyuko ha esposto in diverse gallerie e musei importanti di Tokyo e del Giappone, arrivando a presentare la sua arte anche a San Francisco con la mostra collettiva “Phantoms of Asia” presso l’Asian Art Museum, a Parigi e in Svezia.

Dopo aver studiato la pittura ad olio, si è specializzata nell’arte pittorica tradizionale giapponese. Perché?

FM: Scelsi di dedicarmi alla pittura ad olio quando ancora ero bambina, senza esitazioni. Poi, all’Università delle Arti di Tokyo, iniziai a interessarmi ad altre forme artistiche, tra le quali la scultura e la pittura giapponese. Fu proprio allora che scoprii l’opera dell’artista tesoro nazionale Hasegawa Tōhaku Shōrin-zu byōbu, “Paravento con pini”. Provai un’emozione indescrivibile. Pensai che quei pannelli non avevano nulla da invidiare alla Gioconda di Leonardo. Compresi di essere profondamente radicata in quello stile, così fiero e rappresentativo della cultura giapponese da tempo immemore. Decisi di passare dalla pittura ad olio alla pittura tradizionale giapponese.


Com’era da bambina?

FM: Oh, ero un maschiaccio. Giocavo fuori e disegnavo per ore e ore, fino a quando mia madre mi richiamava all’ordine.

Quando ha deciso di dedicarsi all’arte? C’è stato un momento preciso?

FM: Ricordo che, quando avevo nove anni, rimasi colpita dallo sguardo enigmatico di una riproduzione della Gioconda appesa in biblioteca. Tornata a casa, dissi alla mamma: “Voglio diventare come Leonardo da Vinci!”. Inoltre, confrontando le opere giovanili di Picasso con quelle più mature, ricordo di aver pensato: “Il mestiere del pittore è proprio forte.”


Che cosa l’affascina della pittura giapponese?

FM: Oltre che nelle linee, capaci di racchiudere in un solo tratto rigore e armonia, la bellezza della pittura giapponese risiede anche anche negli spazi vuoti da esse delimitati.


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Leonardo da Vinci
per me è un mentore,
un modello e un rivale
da superare "

Lei ha tenuto una mostra personale a Parigi e attualmente sta esponendo le sue opere in Svezia. Quali sono, a suo avviso, le differenze e i punti comuni tra i fruitori d’arte giapponesi e quelli europei?

FM: A Parigi il visitatore tipo era la signora di ritorno dalle compere, che si fermava per caso alla galleria e iniziava a parlare dei lavori esposti come un vero critico, dimostrando una spiccata sensibilità artistica.
In Svezia vedevo arrivare famiglie con bambini. Anche lì l’arte è considerata una parte integrante della vita di tutti i giorni, e un elemento fondamentale per l’educazione dei figli.
In Giappone, invece, la fruizione dell’opera d’arte è considerata un’esperienza solenne e raffinata, tutt’altro che quotidiana. Per questo è raro vedere bambini alle mostre. Esiste una distinzione forte tra gli amanti dell’arte e coloro a cui l’arte non interessa. Tuttavia. se vi è un interesse, allora quello si manifesta sotto forma di una passione totalizzante, in virtù della quale si è disposti persino a rimanere in fila per cinque ore sotto il cocente sole estivo, pur di riuscire a vedere la tanto ambita mostra.

Da dove trae ispirazione per i temi e i motivi delle sue opere?

FM: Molte ispirazioni scaturiscono dalle conversazioni con le persone, anche le più banali.


Da quale figura si sente influenzata?

FM: Leonardo da Vinci, che per me è un mentore, un modello e un rivale da superare.


Com’è la sua giornata tipo? Quanto tempo trascorre nel suo studio?

FM: Passo un’infinità di tempo in studio. E non a disegnare, beninteso. Si può dire anzi che la maggior parte del tempo mi serve per trovare la concentrazione. Per me il momento più produttivo e nel quale mi è più facile concentrarmi è quello da mezzanotte alle due del mattino.


Cosa Le piace fare per rilassarsi?

FM: Mi piace fare un bagno caldo, meglio ancora se termale.


Come trascorre i giorni di riposo?

FM: Pratico il sadō, la cerimonia del tè, per purificare lo spirito.


Quali luoghi consiglierebbe a una persona che visita Tokyo solo per un giorno?

FM: Sicuramente il Parco di Ueno. Oltre allo zoo e ai ciliegi, lì si possono visitare sei grandi musei: il Museo Nazionale di Tokyo, il Museo Nazionale di Arte Occidentale, il Museo Nazionale delle Scienze, il Museo dell’Università delle Arti di Tokyo - che è anche il più grande centro accademico per artisti in Giappone - e il Museo d’Arte Mori di Ueno.


Ha qualche consiglio su come affrontare la vita di tutti i giorni?

FM: Ogni giorno è una sfida, non è vero? Il mio motto è tendere sempre verso l’obiettivo, senza aver paura del fallimento. Non è essere temerari o sconsiderati. Significa piuttosto non lasciarsi paralizzare nell’inettitudine e nell’angoscia per ciò che ci circonda.

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