L'Editoriale

La rinascita di Brera

La rinascita di Brera

Dietro il ritorno della Pinacoteca di Brera al centro della vita culturale Milanese c’è il suo direttore, il museologo anglo-canadese James Bradburne. Ecco Milano vista attraverso i suoi occhi

L

a gloriosa Pinacoteca di Brera è stata per molto tempo uno dei gioielli italiani più sottovalutati. Ma questo appartiene ormai al passato. Con un patrimonio artistico secondo forse soltanto a quello degli Uffizi e opere di Bellini, Mantegna, Raffaello, Tintoretto e Caravaggio, lo storico museo milanese si è finalmente liberato della sua immagine vagamente stantia e polverosa per trasformarsi in un’istituzione di statura internazionale.
Dietro questa epica impresa c’è un signore anglo-canadese che ama collezionare libri rari e indossa magnifici ed eccentrici panciotti. È James Bradburne, museologo, cultural manager ed ex-direttore di Palazzo Strozzi a Firenze, nominato direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense nel 2015.

Dipingere le pareti a colori forti, installare un nuovo sistema d’illuminazione, commissionare nuove didascalie compilate da scrittori e curatori e nuove divise per il personale firmate da Trussardi, invitare tassisti, concierge d’albergo e guide turistiche a visitare il museo gratis sono alcune delle strategie che ha utilizzato per rilanciare la Pinacoteca, restituendola alla comunità locale, trasformandola in uno dei luoghi più “cool della città” e offrendo ai visitatori stranieri un servizio eccellente.
Abbiamo parlato con il signor Bradburne per capire meglio la sua visione della Pinacoteca e della città di Milano, che ha adottato come residenza elettiva.


James Bradburne
Brera, la Pinacoteca e l’Accademia hanno giocato un ruolo importante nella storia dell’arte italiana e internazionale, eppure per molto tempo sono rimaste fuori dai riflettori. Perché?

JB: Brera nel suo insieme – la galleria, l’Accademia, la biblioteca, l’orto, l’osservatorio e l’Istituto Lombardo – è stata fisicamente, intellettualmente e culturalmente al centro di Milano per molti secoli, prima come quartiere dei Gesuiti e poi come “Palazzo Reale della Scienza e delle Arti” di Napoleone.
Purtroppo, a metà degli anni Settanta, la creazione del Ministero della Cultura ha centralizzato la gestione di Brera portandola a Roma e questo, insieme alla morte del visionario direttore Franco Russoli nel 1977, ne ha profondamente minato l’autonomia.
Solo la riforma del 2014 ha finalmente restituito a Brera l’autonomia di cui aveva goduto in passato, e la trasformazione di questi ultimi anni ne è il risultato più lampante.

In questi tre anni lei ha lavorato per trasformare la Pinacoteca in un luogo più accessibile, godibile e moderno, per riportarla nel cuore della città. Quali sono i risultati fino ad ora?

JB: C’è stato senza dubbio un incremento dei giovani e delle famiglie con bambini fra i visitatori, e un netto aumento del numero di milanesi che frequentano il museo. Per la prima volta da decenni, inoltre, Brera conquista regolarmente le attenzioni della stampa internazionale.


È opinione diffusa (o forse soltanto un cliché) che gli italiani sottovalutino il proprio patrimonio culturale. Concorda?

JB: Gli italiani danno un po’ per scontata la cultura - se a Cincinnati avessero un acquedotto romano sono certo che attrarrebbe molta più attenzione. D’altro canto, però, ciò non significa che la sottovalutino, tutt’altro: gli italiani sono molto orgogliosi del proprio patrimonio e consapevoli di quanto esso sia importante per la loro identità nazionale.


Da neo-milanese che idea si è fatto della città?

JB: Sono arrivato a Milano dopo l’Expo e l’ho trovata molto dinamica, ma ho immaginato che fosse così da sempre. Ogni giorno scopro qualcosa di nuovo, e questa immensa varietà rende Milano un luogo eccezionale dove vivere e lavorare.


Qual è, invece, il principale difetto della città?

JB: Una mancanza di strumenti per aiutare le diverse istituzioni a creare sinergie.


Può indicarci alcune delle cose o dei luoghi che preferisce a Milano e che fanno parte della sua quotidianità?

JB: Ovviamente le mie giornate di lavoro trascorrono fra Brera e i suoi immediati dintorni. Di solito cominciano con un caffè al Beverin e spesso comprendono una visita da Demetra, il negozio di libri rari, e un pranzo da Tokyo Grill, proprio qui di fronte. In qualche rara occasione riesco a concedermi una passeggiata nel parco fino alla Triennale, o verso via Montenapoleone attraversando l’Orto Botanico.


Ci dia tre ragioni per visitare Milano.

JB: La prima: non è ancora stata invasa dallo tsunami del Turismo di massa. La seconda: il suo mix di arte, musica, design e moda è straordinario. La terza: è internazionale, dinamica e contemporanea.


Quali artisti o periodi della storia dell’arte preferisce e che rapporto ha con l’arte al di fuori del lavoro?

JB: Ho dei gusti molto eclettici, ho curato mostre sul Manierismo del XVI secolo così come sul Trompe l’Oeil all’americana. Al di là del lavoro, invece, preferisco collezionare libri rari.


Può suggerirci tre musei minori o poco conosciuti nel mondo che vale la pena di scoprire?

JB: Il Museum of Jurassic Technology a Los Angeles, il Museon Arlaten ad Arles, in Francia e l’Ashmolean Museum a Oxford, in Inghilterra.



TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Per leggere e scoprire altre interviste, servizi e contenuti originali dai un’occhiata a The Slowear Magazine, la rivista di lifestyle disponibile in esclusiva nel nostro Emporio.

INFORMATIVA EX ART.13 d.lgs. 196/03: I dati personali acquisiti saranno trattati in formato cartaceo ed elettronico per l’invio di comunicazioni promozionali e della newsletter aziendale. La natura del conferimento dei suoi dati è facoltativa, dove un diniego impedirà l’erogazione del servizio in oggetto. Tali dati saranno trattati da personale interno, comunicati esclusivamente a soggetti autorizzati, e non saranno oggetto di diffusione. Relativamente ai dati conferiti, potrete esercitare i diritti previsti dall’articolo 7, inviando apposita istanza scritta all’indirizzo mail support@slowear.com alla c/se att.ne del responsabile del trattamento dati. Titolare del trattamento dati è Slowear S.p.A. titolare del trattamento sita in via Fornace, 15/17 a Mira (VE).