L'Editoriale

una storia
di vetro

Murano, le sue antiche fornaci e la “fabbrica d’autore” Carlo Moretti, che da oltre mezzo secolo perfeziona l’arte del vetro portando la grande eredità dei maestri vetrai verso il futuro. intervista con Antonio Ceschel, Direttore Generale della storica azienda.

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a storia del vetro a Venezia comincia oltre 1.000 anni fa, ma è solo a partire dal 1291, in seguito a un epocale decreto della Serenissima, che si sposta a Murano, per via dei frequenti e disastrosi incendi causati in città dalle fornaci dei laboratori.
Un "esilio" che ha fatto in realtà la fortuna di questo popoloso centro della Laguna, la cui intera economia gira da allora proprio attorno all’arte del vetro.

E quando si parla di vetro di Murano, quello di Carlo Moretti è uno dei primi nomi che affiorano alla mente. Abbiamo incontrato Antonio Ceschel, Direttore Generale dell’azienda, che dal 2013 sta traghettando l’azienda verso il futuro con le radici ben salde nell’identità del marchio e della tradizione.
“Utilizziamo molto la tecnologia per controllare il processo di produzione, monitorando la temperatura forni, la densità, la viscosità del vetro e le emissioni in atmosfera”, ci spiega. "Ma il processo in sé resta quello di sempre. Siamo tecnologici, ma restiamo degli artigiani".
E l’identità dell’azienda è quella creata a partire dal 1958 da Carlo Moretti insieme a suo fratello Giovanni, raccogliendo l’eredità dell’azienda di famiglia specializzata nella produzione di vetro tecnico per la chimica e l’ospedaliero. Forte di un grande spirito creativo e della sua passione per il design nordeuropeo, Carlo diede il via alla svolta che avrebbe determinato il destino dell’azienda. Era l’inizio di una storia che ancora oggi, quasi 60 anni dopo, continua a dare l’impronta principale a quella che si definisce una "fabbrica d’autore", dalla quale escono oggetti di vetro prodotti in numero limitato, soffiati a bocca e rifiniti a mano.
La fornace
La fornace


Siamo tecnologici
ma restiamo degli artigiani

Antonio Ceschel

Ma da che cosa si giudica la qualità del vetro? Occorre passare sotto la luce il punto di taglio – ad esempio il bordo di un bicchiere - e verificare che il vetro mantenga la sua trasparenza senza virare al blu o al grigio. Effettivamente, il vetro Carlo Moretti si rivela essere di altissima qualità.
Il merito va attribuito anche al lavoro di Cesare Moretti, il “terzo fratello”, quello sempre rimasto esterno all’azienda. “Cesare era un chimico”, racconta Ceschel, “e grazie alle sue grandi competenze è riuscito a mantenere intatta la qualità del vetro firmato Carlo Moretti”.
Dunque la qualità è tutta una questione di chimica? “La chimica è fatta di formule e di certezze”, spiega Ceschel, “ma spesso le soluzioni di un problema avvengono sulla base dell’esperienza. È la parte romantica di questo mestiere”.
Oggetti di vetro soffiati a bocca e rifiniti a mano
Oggetti di vetro soffiati a bocca e rifiniti a mano
Fra i pezzi storici conservati presso lo showroom di Murano c’è anche un trio di vasi molto particolari, trasparenti e asimmetrici: sono alcuni dei pezzi conservati presso il museo MOMA di New York in rappresentanza del design italiano. “Le forme asimmetriche sono un nostro marchio di fabbrica”, conferma Ceschel. “E sono il risultato dell’abilità dei maestri vetrai, costruita attraverso tutta una storia di errori, disastri e scarti generati, fino a ottenere la perfezione. Se vogliamo, è questo per noi il costo della formazione”.

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