L'opera finale del maestro del minimalismo illumina la Chiesa Rossa, trasformando lo spazio sacro con la sua semplicità luminosa
In via Neera, allo Stadera, per vedere la luce bisogna attendere il tramonto, o meglio la sera. Non c’è nulla di allusivo, né di simbolico, in questo scambio di luce che avviene ogni giorno all’interno della chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, per i fedeli del quartiere, semplicemente Chiesa Rossa (anche se talvolta crea confusione con la Chiesa di Santa Maria la Rossa, non distante). Quando il sole cala, lentamente, fra le tre navate, prende corpo una luce di colori diversi, verde, blu, rosa, dorata e ultravioletta, che trasmette riflessi sul pavimento, e all’esterno (dopo la chiusura della chiesa, alle 19) manda bagliori nella notte che avanza.
Negli ultimi mesi della sua vita, l’artista Dan Flavin, americano di New York, icona del minimalismo, esposto e celebrato al Guggenheim Museum, alla National Gallery di Ottawa, alla Kunsthalle di Basilea, dalla sua casa di Riverhead, sull’estremo margine di Long Island, si dedicò a questa parrocchia, in un lembo lontano di periferia milanese.
L’installazione site-specific è stata prodotta dopo la sua scomparsa da Fondazione Prada, in collaborazione con Dia Center for the Arts di New York e Dan Flavin Estate e rappresenta l’ultimo progetto a cui l'artista ha lavorato. Così, l’arte di Flavin ha trasformato l’architettura della chiesa firmata nel 1932 da Giovanni Muzio (lo stesso architetto che a Milano firmò il palazzo della Triennale, l’Università Cattolica, l'Arengario e moltissimi altri edifici razionalisti) in uno spettacolo di luci colorate: blu, rosa, verde e dorato si riflettono sugli interni, creando un effetto spirituale unico.
Noto per l’uso di semplici tubi al neon per creare esperienze spaziali, Flavin, si dedicò con passione a quest’opera, che riflette il suo interesse nel plasmare lo spazio con la luce, senza sovrastrutture simboliche. Nelle sue parole: «L’opera è quello che è, e niente altro». Tuttavia, ciò che emerge è una percezione quasi mistica dell’ambiente, capace di dialogare profondamente con lo spazio sacro e chi lo visita.
Tutto merito di un prete di periferia.
Si chiama don Giulio Greco, che qui è stato parroco dal 1984 al 2008, e un giorno, con alcuni parrocchiani, andò a fare una visita a Villa Panza di Biumo, quartiere di Varese: un gioiello del Settecento che ospita una ricca e ricercata collezione d’arte contemporanea, e tanta luce di Flavin.
Il parroco in qualche modo riuscì a far recapitare una lettera all’artista statunitense: «Mi farebbe molto piacere che una persona come lei potesse aiutarci a trovare nella nostra chiesa un ambiente. Per ambiente intendo uno spazio vivo, il luogo dove abita una parola...».
Era il maggio del 1996 e Flavin era già gravemente malato, però rispose, poi si fece inviare foto, disegni, piante, misure, così da allestire un modellino in legno di quella chiesa progettata nel 1932.
La chiesa è ancora lì, all’angolo con via Montegani, incastonata tra le case popolari, che oggi hanno le facciate di colori pastello da poco sistemate, pur se l’umanità che le abita è allo stesso modo dolente, come era al tempo in cui don Giulio sperò che quell’artista americano potesse portare un po’ della sua luce nel quartiere. Era il maggio del 1996, Flavin morì il 29 novembre di quello stesso anno. Santa Maria Annunciata è stato il suo ultimo lavoro. Lo acquistò la Fondazione Prada, con la Dia Art Foundation riuscì a realizzarlo, in tempo per l’inaugurazione l’anno dopo, nel primo anniversario della morte dell’artista.
È solo quello che è, luce allo Stadera, perennemente accesa: ma, per vederla, è meglio aspettar la sera.
S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa si trova in via Neera 24, Milano
L'installazione di Dan Flavin è visitabile tutti i giorni dalle ore 16 alle 19 - salvo eccezioni legate all'attività della parrocchia.