Non c’è solo il Quadrilatero della Moda (via Monte Napoleone, via Alessandro Manzoni, via della Spiga e corso Venezia). A Milano c’è un altro Quadrilatero di vie di altrettanto fascino, sebbene infinitamente meno celebre per i turisti. È il Quadrilatero del Silenzio, il gioiello incastonato tra le opulente via Serbelloni, via Mozart, via Cappuccini e via Vivaio.

Statue eccentriche, mosaici nascosti, giardini segreti e soprattutto un'atmosfera sospesa nel tempo. Fenicotteri, gargoyle e dimore liberty si alternano a scorci poetici, riflesso della presenza di grandi figure storiche e letterarie come Giuseppe Parini, Alessandro Manzoni e Stendhal, che hanno contribuito al fascino di questo quartiere.
Sorto sotto l’impero asburgico, il quadrilatero fu impreziosito nel corso del XIX e XX secolo, quando divenne residenza delle famiglie più facoltose della città. Chic, snob e incredibilmente milanese, ancora oggi è sorprendentemente discosto dagli itinerari più turistici.

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Villa Necchi Campiglio e la prima piscina privata di Milano
Via Mozart, 14
Progettata da Piero Portaluppi negli anni Trenta del Novecento, non solo rappresenta l’apice dell’eleganza razionalista, ma vanta anche un primato che la distingue: ospita la prima piscina privata di Milano. Segno di modernità, si integra perfettamente nel giardino, riflettendo il lusso e l'attenzione per l’innovazione della famiglia Necchi Campiglio. Pensata per il relax e l’intrattenimento, la piscina era dotata di tecnologie avanzate, come il riscaldamento con una speciale serpentina e il cambio d’acqua automatico, che la rendevano un vero capolavoro ingegneristico.
Situata in un giardino rigoglioso, la piscina divenne un luogo di svago e benessere immerso nel verde, raro per il panorama urbano milanese dell'epoca.
Oggi, Villa Necchi Campiglio è gestita dal Fondo Ambiente Italiano (FAI) ed è visitabile dal mercoledì alla domenica.

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I fenicotteri di Villa Invernizzi
Via Cappuccini, 7
Nel cuore del "quadrilatero del silenzio" a Milano, lungo la tranquilla via Cappuccini, si trova un angolo davvero unico: i giardini di Villa Invernizzi, casa del celebre produttore di formaggi Romeo Invernizzi, accolgono una colonia di tredici fenicotteri. Questi splendidi uccelli rosa, importati negli anni '70 dall'Africa e dal Sudamerica, si muovono placidamente tra fontane e cespugli, offrendo una vista insolita nel grigiore della città. Incapaci di volare a causa della rimozione delle penne remiganti, i fenicotteri vivono in cattività ma in uno spazio studiato con grande cura.

Villa Invernizzi fu trasformata in un’oasi per questi animali grazie alla passione del Cavalier Invernizzi, che demolì un palazzo adiacente per espandere il giardino e creare un ambiente adatto. Dopo la sua scomparsa nel 2004, la colonia è stata tutelata per volontà testamentarie. Oggi la villa, non aperta al pubblico, continua a essere una meta di curiosità per turisti e residenti che, attraverso le inferriate, sbirciano nella tranquilla dimora. D'inverno, i fenicotteri godono di laghetti riscaldati e ripari ad hoc, curati da un custode che garantisce loro il benessere.

Questa particolare oasi urbana rappresenta un ricordo del tempo in cui l'importazione di specie esotiche era permessa, e la sua sopravvivenza è oggi assicurata dalla tutela delle leggi internazionali che vietano la cattura e il commercio di queste creature. I fenicotteri di Villa Invernizzi sono diventati un simbolo di un passato lussuoso e bizzarro, esiliati in un giardino liberty che, tra magnolie e rose, rimane un'oasi di vita esotica nel cuore del cemento milanese.

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L’orecchio dei desideri di Palazzo Sola-Busca
via Serbelloni 10
È una delle sculture più curiose della città. Realizzato da Adolfo Wildt nel 1930, è un grande orecchio in bronzo, posto accanto all’ingresso del palazzo, da cui spunta sorprendentemente ed era originariamente utilizzato come citofono. l’orecchio, che si staglia sulla facciata di Palazzo Sola-Busca contribuisce anche al soprannome dato dai milanesi, «Ca’ de l’Oreggia», che in dialetto significa appunto casa dell’orecchia. Questa scultura in bronzo ha acquisito una fama particolare: i passanti gli bisbigliano i desideri nella speranza che si avverino.

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La Vittoria Alata si concede solo ai residenti
Via Cappuccini 8
L'imponente Palazzo Berri Meregalli è un capolavoro dell'architettura eclettica milanese, che combina elementi romanici, gotici e liberty in un'esplosione di stili. La facciata d’angolo è particolarmente caratteristica e cara ai locali, ma l’elemento più affascinante lo possono godere in pochi, poiché si trova all'interno dell'androne. È la Vittoria Alata, scultura in marmo con dorature che l’artista Adolfo Wildt (1868-1931) progettò e scolpì tra il 1918 e il 1919 per celebrare la fine della Prima Guerra mondiale.

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Villa Zanoletti, il primo Bosco Verticale
Via Mozart, 9
Nota anche come Villa Mozart, è una delle perle nascoste di Milano e per qualcuno è il vero Bosco Verticale di Milano è questo. Capolavoro déco, che richiama i favolosi anni '20 e '30 del Novecento, è interamente ricoperto di edera.
Situata dietro i Giardini di Palestro, proprio di fronte a Villa Necchi Campiglio, questa villa costruita nel 1926 dall’architetto Aldo Andreani, una volta era dimora della celebre famiglia Serbelloni e sede del Rotary Club di Milano fino al 1996.
Il vero gioiello della villa? Il suo giardino interno, che tutt’oggi è proprietà privata.