Dalla guru dello yoga a 91 anni alla ragazza madre disoccupata che inventa «Harry Potter»: quando la vita sta per prendere un’altra strada, l’importante è farsi trovare pronti per l’appuntamento con il destino. Otto storie d’ispirazione.
«Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato allo specchio ogni mattina e mi sono chiesto: se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare ciò che sto per fare oggi? E ogni volta che la risposta è stata NO per troppi giorni di fila, ho capito che bisognava cambiare qualcosa», ha detto Steve Jobs nel 2005 durante una lecture all’Università di Stanford. Molti di noi l’hanno pensato almeno una volta: quasi quasi mi licenzio, me ne vado, cambio vita. Nella maggior parte dei casi questo impulso resta privo di conseguenze, un pensiero isolato e di fatto inattuabile. Ma c’è il momento giusto per cambiare vita? Non è mai troppo tardi, perché l’età è irrilevante: al contrario, maggiore esperienza può comportare maggiori possibilità di cambiamento. Perché il grande cambiamento può arrivare per caso, ma l’importante è farsi trovare pronti, come dimostrano queste otto storie d’ispirazione. Quattro donne e quattro uomini che sono riusciti a cambiare tutto solo quando hanno terminato di scoprire se stessi.
Vanda Scaravelli
Insegnante di yoga
Vanda Scaravelli, 1908, era una signora della buona società fiorentina, figlia di intellettuali, destinata essere moglie e madre, come molte donne del suo tempo e della sua estrazione. Nel 1940 sposa Luigi Scaravelli e nonostante la sua casa fosse un crocevia di intellettuali e artisti (tra cui, Arturo Toscanini e il filosofo Jiddu Krishnamurti), Vanda partecipa come una comparsa a quel fervore. A 47 anni resta vedova, in un’epoca in cui il mezzo secolo di vita era già terza età. Ma inizia a studiare yoga con Tirumalai Krishnamacharya, padre dello yoga moderno. A 60 anni comincia a insegnarlo e quando ne compie 91 pubblica il suo unico libro: Awakening the Spine, uno dei manuali di yoga più tradotti e letti di sempre.
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Andrea Camilleri
Scrittore
Dopo due libri passati inosservati, di cui il primo (Il corso delle cose), pubblicato in proprio a 53 anni, è sul punto di abbandonare. Quando compie 59 anni, la sua amica editrice Elvira Sellerio, pubblica La strage dimenticata: ma è un altro insuccesso. Camilleri smette di scrivere per 12 anni. A 67 anni, nel 1992, quando è già in pensione dalla sua attività di regista e sceneggiatore tv, riprende a scrivere per impegnare il tempo, e nel 1994 fa pubblicare da Sellerio il primo volume con il Commissario Montalbano: La forma dell’acqua. Grazie al passaparola le vendite aumentano e Sellerio comincia a pubblicizzare il libro. E il successo non si ferma più.
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Susan Boyle
Cantante
Nota come la vincitrice del talent show Britain’s Got Talent (in realtà arrivò seconda), la scozzese Susan Boyle soffre della sindrome di Asperger. Nata da genitori anziani ha difficoltà di apprendimento e viene bullizzata con il soprannome Susie the Simple. Prende lezioni di canto e assiste la madre per vent’anni, ma continua a cantare: in chiesa, al pub, ai karaoke. Nel 1994 partecipa a una trasmissione di Michael Barrymore, che la deride per il suo aspetto bizzarro (oggi Michael Barrymore, travolto da scandali successivi, è stato dimenticato). Susan smette di esibirsi e solo alla morte della madre, nel 2007, trova il coraggio per partecipare a Britain’s Got Talent: è il 2009 e ha 47 anni. Giunta sul palco, il pubblico trattiene lo scherno: ma quando comincia a cantare sembra un angelo, il suo video totalizza centinaia di milioni di visualizzazioni. Oggi è ancora sotto contratto con Sony e si esibisce a Broadway.
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Pellegrino Artusi
Gastronomo
Sostenitore entusiasta del nuovo metodo scientifico, per cui tutto deve essere testato e ritestato, comprese le ricette di cucina, lo scrittore Artusi conduce una vita ordinaria e a 71 anni si dedica a un testo di gastronomia. Ne esce un manuale di ricette infallibili, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, scritto in uno stile perfetto e con un meraviglioso utilizzo della lingua italiana: due elementi che, accostati a un rigoroso approccio scientifico, lo rendono praticamente incomprensibile per i lettori della sua epoca. Dopo mille rifiuti da parte dagli editori e qualche edizione autoprodotta con scarso successo, improvvisamente nel 1891 il libro comincia a diffondersi perché ne viene compresa la portata innovativa. Dal 1891 al 1911, anno della sua morte, Artusi cura 15 edizioni, rendendolo l’incontrastato padre della moderna cucina italiana, che grazie a lui si diffonde in tutto il mondo.
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Stan Lee
The Smiling, il creativo che ha trasformato la Marvel Comics da piccola casa editrice a colosso mondiale, nasce nel 1922 e approda, a 17 anni, alla Timely Comics (l’antesignana della Marvel). Comincia riempiendo calamai di inchiostro, cancellando le righe a matita dalle tavole inchiostrate, scrivendo storie nello stile dell’epoca fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni ‘50 il maccartismo impone la censura anche ai fumetti e Stan Lee è sul punto di abbandonare, ma l’editore Martin Goodman gli chiede di creare un nuovo gruppo di supereroi. La moglie di Stan, Joan, gli suggerisce di seguire solo la sua creatività e a 39 anni, insieme al disegnatore Jack Kirby, crea i Fantastici Quattro: supereroi con tratti umani, complicati e imperfetti. Per i lettori è una svolta epocale e la storia dei comics cambia per sempre.
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J. K Rowling
All’anagrafe Joanne Rowling, inizia a scrivere la saga di Harry Potter in un momento difficile della sua vita: ragazza madre senza lavoro, vive di sussidi statali e per di uscire da uno stato depressivo scrive fiabe per sua figlia nei caffè della città. Da uno di questi locali vede, attraverso le vetrine, una scuola monumentale e pensa che sarebbe perfetta per delle lezioni di magia. Nel 1995 termina la stesura del suo primo romanzo e lo intitola Harry Potter e la pietra filosofale. Sceglie un solo agente letterario perché ha un nome che la ispira: Christopher Little. Dopo 11 rifiuti da parte delle case editrici, il presidente della Bloomsbury di Londra fa leggere i primi cinque capitoli alla figlia Alice, la quale chiede entusiasta di avere il seguito. La Bloomsbury emette una prima, cauta tiratura di sole mille copie che spariscono alla velocità della luce e intasano la casa editrice di migliaia di richieste per una ristampa. Il resto è storia. Anzi, magia.
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Grandma Moses
Nome d’arte di Anna Mary Robertson, nata nel 1860, dopo la perdita del marito inizia a dipingere da autodidatta a 67 anni i campi, i lavori agricoli, le stagioni, le fattorie e tutto quello che fa parte della sua realtà rurale. Nel 1938, quando ha 78 anni, un gallerista di New York la scopre per caso, vedendo alcuni quadri in un emporio di campagna: li compra tutti e li porta nella sua galleria, vendendoli in breve tempo. Il suo dipinto più famoso, Apple Butter Making, mostra il procedimento per realizzare una composta di mele. Da quel momento Grandma Moses diventa un caso nazionale e i suoi quadri entrano nei migliori salotti. Lei stessa, in visita al Museum of Modern Art di New York per vedere esposte alcune delle sue tele, affermerà che quella era la prima volta che entrava in un museo. Muore a 101 anni, perfettamente lucida e ancora attiva: i suoi quadri sono ancora oggi venduti nelle case d’aste internazionali.
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Christopher Paul Gardner
Oggi è il facoltoso presidente della Christopher Gardner International Holdings, ma durante gli anni 80 viveva in povertà. Dopo aver fallito come rappresentante di apparecchiature medicali, un giorno incontra casualmente Bob Bridges, un uomo distinto e ben vestito che stava parcheggiando una Ferrari. Incuriosito, Gardner gli chiese che lavoro facesse e lui rispose di essere un broker: da quel momento decide di voler diventare un broker anche lui. Assunto da una piccola società, per un anno, all’insaputa di tutti, lavora 20 ore al giorno, dormendo in motel, aeroporti, parcheggi, nel suo ufficio, sui trasporti e nei bagni pubblici. Nel 1987 apre la sua azienda di brokeraggio a Chicago e la sua carriera decolla. Il suo libro di memorie, La ricerca della felicità, pubblicato nel maggio del 2006 è poi diventato un film di grande successo diretto da Gabriele Muccino con Will Smith nei panni del protagonista.