Un viaggio in una delle culle dell’enologia per una vacanza alla scoperta di tradizioni centenarie e gusti sorprendenti. Guida d’eccezione, il team Ziveli, cultore dei vini balcanici, con adeguata passione musicale.

Alla fine del ‘500, Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, iniziava la sua breve carriera di star della pittura. Nei suoi primi quadri abbondava la frutta, non di rado grappoli d’uva (Fanciullo con canestro di frutta, 1593-1594, Bacco, 1596-1597). È altamente improbabile che sulla sua tavola fosse arrivata l’uva del vitigno žametovka, ma tecnicamente avrebbe potuto: la vite, che ancora oggi gode di ottima salute presso Maribor (Slovenia), era già stata piantata da qualche anno. È considerata la più longeva d’Europa e forse la più antica al mondo.

Incuriositi da questa storia, abbiamo deciso di intraprendere un viaggio lungo la dorsale balcanica, un itinerario enologico ricco di spunti e curiosità, non soltanto legate al vino. Come guida abbiamo scelto il team Ziveli, il loro progetto, non a caso, prende il nome dalla versione serbo croata del nostro «cin cin!». «Vogliamo conoscere personalmente la storia di una vigna, di una cantina, di una bottiglia raccontate dalla voce di chi piega la schiena per zappare la terra, allunga la mano per raccogliere i frutti, di chi conosce la differenza tra una tinozza e un tinello. A noi piace entrare nei loro vigneti, nelle loro cantine, sederci a tavola con le loro famiglie». Così, prima di partire, Claudio Di Pasqua e Stefano Cereghetti ci spiegano la filosofia che sta alla base di una passione, diventata anche il loro mestiere. «Il grande fascino del vino sta in un fatto molto semplice», precisano. «Se si è a tavola con cinque amici e ognuno porta una bottiglia diversa, si possono fare anche migliaia di chilometri rimanendo comodamente seduti a casa. È bello immaginare posti dove magari non si è mai stati, che, sorseggiando, diventano più familiari».
E i vini balcanici raccontano anche storie di riscatto sociale: «Quei pezzi di terra parlano di vite dure, da cui in qualche modo si è risorti e che fanno immaginare che possa esistere ancora un mondo fatto di persone che si guardano negli occhi e hanno piacere di stare a tavola insieme e di condividere un bicchiere di vino. L'industria è presente anche lì, certo, ma non ci appartiene».

=

Prima tappa
Trieste - Jastrebarsko
206 km
A ovest di Zagabria, c’è la regione di Plešivica (nell'area di Jastrebarsko, Croazia). Lungo questa bella «strada del vino», in una ventina di chilometri ci sono 35 produttori, tra cui 12 di metodo classico. Plešivica è stata definita la Champagne croata, un’alternativa austro-ungarica alle bollicine francesi ed è anche il luogo in cui ogni anno in primavera si svolge la gara di corsa Bubbles Run, organizzata in collaborazione con le cantine locali. Premio, ovviamente, in bottiglie.

Dove bere:
Korak, Jastrebarsko, korakwinery.com
Azienda vinicola di famiglia con ristorante (una Stella Verde Michelin) e fattoria biologica. Assolutamente da provare il loro pinot nero Križevac i Cimbuščak
 Bernard Korak, lo chef, ha lavorato anche con Massimo Bottura e ha creato una rete di produttori locali per valorizzare il patrimonio gastronomico della zona. In cucina ha una regola ferrea: quello che non è di stagione, non va in tavola.
Per chi vuole bere qualcosa di diverso, c’è il Pelinkovac, l’amaro a base di assenzio più famoso della Croazia, al Garden o al TV Bar (entrambi a Jastrebarsko).

Colonna sonora di tappa:
Chiedimi tutto (Amar Corda), swing band triestina.
Strah Me Je (Jet Black Diamonds), rock sloveno.
Maček V Žaklju (Let 3), croati irriverenti e irrispettosi.

=

Seconda tappa
Jastrebarsko - Lišane Tinjske
275 km
Località sulla costa dalmata, con poco più di un centinaio di abitanti, che regala vere e proprie sorprese al palato.
Dove bere:
Vinarija Jokic, Lišane Tinjske, vinarijajokic.com
Una cantina molto antica, nata nel 1906, che è risorta dalle ceneri di un passato storico molto delicato, riprendendo l’attività soltanto nel 2009 con particolare enfasi sui vini biologici. Da provare Posip e Marastina, due bianchi complessi, resi asciutti e quasi salati dalla presenza del mare e dalla bora.
Per bere ottimi vini locali, accompagnandoli a una cena vista mare, vale la pena allungarsi fino al porto di Zara e prenotare da Kormat, restaurant-kornat.hr.

Colonna sonora di tappa:
Mande Mande (Mjesni Odbor), ska folk balcanico.
Iz Dana U Dan (Elemental), band croata raffinata.
Pitala Si Me (Hladno Pivo), punk rock croato.

=

Terza tappa
Lišane Tinjske - Čelinac
296 km
Čelinac è un comune della Republika Srpska (Bosnia ed Erzegovina) con uno slogan promettente, Luogo per una buona vita, e un’azienda vinicola pluripremiata.

Dove bere:
Vinarija Jungić, Markovac, vinarijajungic.com
La famiglia Jungić, ha trasformato un piccolo vigneto in un impero, ha dato lavoro a parenti e amici e regalato alla regione un vino eccellente. Non si può lasciarsi sfuggire una bottiglia del loro rosso Vranac Reserva 2012, assimilabile ai vini più eleganti del sud Italia: un Primitivo con uno spunto in più.
Si abbina perfettamente con il Banjalučka roštilj plata, piatto di carne alla griglia della città di Banja Luka, che si trova anche nel menu del ristorante Stara Ada, staraada.ba.
Merita una visita anche l’enoteca Wine Room, wineroom.ba, dove si trovano i vini delle più rinomate cantine della regione.

Colonna sonora di tappa:
24.000 Baci (Dubioza Kolektiv feat. Roy Paci), stravaganze balcaniche politicamente scorrette.
JOJ! (Dubioza Kolektiv feat. Doppelgänger) sempre la band di Sarajevo, accompagnata da un rapper romano-bosniaco.

=

Quarta tappa
Čelinac - Belgrado
306 km
Tappa di ingresso nella capitale serba.

Dove bere:
La tappa impone una degustazione con Vuk Štefanović, sommelier dell’enoteca Fino Vino, situata all’interno di un bellissimo edificio del 1920, in pieno centro a Belgrado. Più di 400 etichette di vini serbi, finovino.rs.
Da Quinta Wine Bar & Shop, invece, si trova un’Incredibile collezione di Rakija, il distillato nazionale a base di frutta fermentata (prugna/albicocca/mela cotogna), Instagram: @wine_quinta.
Merita un passaggio anche Organski Podrum, primo locale dedicato ai vini naturali in Serbia, organskipodrum.com.
Per non farsi mancare qualche tappa gastronomica anche a Belgrado, ci sono Iva New Balkan Cuisine, segnalato sulla Guida Michelin, newbalkancuisine.com; Znak Pitanja, il più antico caffè di Belgrado, realizzato nel 1823, oggi locale autentico dove assaggiare la cucina tradizionale serba, znakpitanja.rs; Suvenir, l'edificio galleggiante più bello dei Balcani, con vista sul fiume Sava, splavsuvenir.rs.

Colonna sonora di tappa:
Kreten (Letu Štuke), anticonformismo bosniaco.
Žene i vino (Samostalni Referenti), gruppo ska serbo.

=

Quinta tappa
Beograd - Rajac
288 km
Da visitare assolutamente il villaggio di Rajacke Pimnice
, nato esclusivamente per produrre vino dal 1500, oggi in piena ricostruzione. Ci si arriva a piedi.

Dove bere:
Meritano un passaggio Vinarija Dalia, Instagram: @vinarija_dalia, e Vinarija Raj, vinarija-raj.com, due cantine che fanno parte della nuova ondata di giovanissime donne del vino. Vinificano insieme a Rajac, pur avendo due brand distinti. Kristina Lukic (Dalia) è nata in Italia da genitori serbi fuggiti durante la guerra, si è laureata in enologia a udine, ha fatto svariate esperienze tra Francia e Nuova Zelanda e poi è tornata nel suo paese per produrre vini naturali. Smiljana Arnautović (Raj) è cresciuta con la mamma serba e un ex militare britannico che a un certo punto si è trasferito in Serbia. Lui in cantina aveva messo tutte le foto della regina, lei, man mano che cresceva, ci attaccava di fianco quelle di Tito. Oggi c’è ancora questa parete mista Britannia ed Ex-Jugoslavia.
Tramite Vinarija Raj, si può prenotare una cena davvero speciale: una signora del luogo preparerà qualche portata tipica serba, come i punjene paprike (peperoni ripieni con carne e riso).

Colonna sonora di tappa:
Aerodrom (Van Gogh), rock locale.
Da raskinem sa njom (Ceca), star indiscussa del turbo folk serbo.
Superstar (Atheist Rap), punk rock band di Novi Sad.

=

Sesta tappa
Rajac - Sremski Karlovci - Novi Sad
355 km
Sulle sponde del Danubio, al centro della provincia autonoma della Vojvodina c’è questa area protetta con la più ampia biodiversità d’Europa e un vino davvero speciale.

Dove bere:
Impossibile non innamorarsi dello Chardonnay Babaroga di Vinarija Bjelica, https://www.vinarijabjelica.rs. Il nome deriva da una strega della mitologia slava, che castigava i bambini maleducati. L’esclamazione Babaroga! oggi viene usata per esprimere qualcosa di fantastico o di eccezionalmente buono.
Merita un salto anche da 
Krivina, ottima enoteca locale, krivina.rs.
Per riempire la pancia, dallo storico Plava Frajla, a Novi Sad,plavafrajla.rs, si possono gustare piatti tipici.

Colonna sonora di tappa:
Perspektiva (S.A.R.S.), folk reggae locale
Bože kako si? (Ničim Izazvan), punk rock melodico.
Hiljade (Ritam Nereda), hard core band di culto nei balcani.
Ja se ne predajem (Sasa Matic), turbo tamarro apprezzatissimo nella zona.

=

Settima tappa
Novi Sad - Zagabria
377 km


Zona di dolci colline e clima continentale in cui si producono ottimi vini, con ingresso finale nella capitale croata.

Dove bere:
Questa volta bisogna cominciare dalla tavola, da Pod Zidom, podzidom.hr, bistrot con enoteca in pieno centro, segnalato dalla Guida Michelin. La carta dei vini, tutta balcanica, è stellare e principalmente biologica. Per non perdersi tra le bottiglie, lasciarsi consigliare dal loro sommelier preparatissimo.

Colonna sonora di tappa:
Care (Riblja Čorba), gruppo capitanato da Borisav "Bora" Đorđević, rockstar serba leggendario.
Kruva Bez Motike (Postolar Tripper), il miglior ska croato.
Antonija (Kawasaki 3p), completamente matti, ma bravissimi.
Tango (M.O.R.T.), rock struggente

=

Ottava tappa
Zagabria - Maribor
166 km
Eccoci finalmente nel luogo in cui sorge la vite più antica al mondo, stara trta, nel linguaggio locale.

Dove bere:
Andare diretti a visitare la cantina Vinag 1847, vinag1847.si e, senza minimamente considerare i vini moderni, buttarsi sulle bottiglie antiche. Hanno dei Riesling che risalgono al 1946. I prezzi non sono esattamente popolari, ma i vini sono assolutamente super e la cantina talmente imponente da levare il fiato. L’occasione per uscire con sottobraccio una bottiglia del proprio anno di nascita.

Anche sulla cucina non si scherza da queste parti, Hiša Denk, hisadenk.si/house-denk, della star della gastronomia slovena Gregor Vracko, è uno dei migliori ristoranti al mondo.
Se invece si cerca un’esperienza più tradizionale, si può azzardare il carpaccio di cuore d’orso da Baščaršija, bascarsija.si. Qui è legale.

Colonna sonora di tappa:
Normalen (Big Foot Mama), rock band tra le più famose in Slovenia.
Hin (Mi2), il rock che viene da Rogatec.

=

Nona tappa
Maribor - Lubiana
125 km


Definita anche Città dei vini e delle viti, Lubiana rappresenta da sempre un punto di scambio fondamentale tra le regioni vinicole circostanti.

Dove bere:
Tra le migliori enoteche, si segnala Šuklje, winebar.suklje.com. Si trova nella vecchia Lubiana e offre una selezione di oltre 450 etichette. La carta dei vini al calice cambia ogni mese (con più di 30 vini). È il posto giusto per gli appassionati di orange wine, con una bella collezione di vini macerati sloveni.
Cena da Restavracija Strelec, restavracija-strelec.si, ristorante particolarmente elegante, che rivisita piatti della tradizione.

Colonna sonora di tappa:
Vse se da (Vlado Kreslin), lui è un po’ il Johnny Cash sloveno.
Sanjam Sama (Maja Keuc), lei invece la Pausini locale.

=

Decima tappa
Lubiana - Goče
80 km


Il viaggio si chiude a Goče, piccolissimo villaggio rurale della regione Goriška, nella Valle del Vipava, considerato una sorta di università del vino dell'impero austro-ungarico. Con un ghiacciaio a monte, avevano imparato a gestire la fermentazione anche in estate immergendo le botti nell’acqua. Nella prima metà dell'Ottocento contava più cantine che esseri umani.

Dove bere:
Vina Povh, vinapovh.com, dal loro cognome, che è anche il nome di un simpatico animaletto che fa capolino sull’etichetta delle loro bottiglie: il ghiro (povh, in sloveno). Nel 1935 la famiglia Povh ha piantato la prima vite nella valle, oggi sono da provare il loro Chardonnay e l’autoctono Zelen.
Per il pasto, merita una segnalazione la Cejkotova domačija (fattoria) di Davorin Mesesnel. Questa sorta di gigante del posto, apre le porte della sua magione solo su prenotazione (+386 31 398 496
) e cucina ancora con il fuoco vivo e l’acqua del pozzo. Se i commensali sono molti, li smista nelle varie stanze della vecchia casa e serve loro esclusivamente quello che produce grazie ai suoi maiali e alle sue mucche.

Colonna sonora di tappa:
Modern Pope (Klemen Slakonja), politicamente scorretto, se la prende, tra gli altri, con il Papa, Putin e Trump.
Sebi (Zalagasper), indie sloveno di qualità.
Hej, ti! (Omar Naber), pop un po’ tamarro, ma gettonatissimo.

=

Undicesima tappa
Goče - Dobrovo (Castel Dobra) - Kobarid 55
- 42 km
Nel punto estremo occidentale della Slovenia, ci sono colline di soli frutteti - sono rinomate le loro ciliegie - e vigne, naturalmente.

Dove bere:
Reia, reia.si, è una cantina gestita oggi da papà Marko e dalla figlia Maja. Lavorano in biodinamica vitigni autoctoni locali (Rebula e Tocai, Malvazjia e Kabernet) e lo fanno mantenendo viva la memoria del fondatore, il nonno, telegrafista nella Prima Guerra Mondiale. Le etichette delle bottiglie, che sembrano tutte uguali, in realtà hanno colori diversi e a ogni colore corrisponde un codice Morse che indica l'anno in cui quel vino è stato vendemmiato. Marko è molto legato alla terra e parla come i nativi americani: quando si riferisce ai vini, per esempio, non ragiona in anni, ma in fasi lunari.
Prima di rientrare, non farsi mancare una cena da Hiša Franko, hisafranko.com, il ristorante tre stelle Michelin della chef Ana Ros a Kobarid (Caporetto). Lei ha cominciato a fare cucina di altissimo livello, sfruttando le risorse locali e il foraging (ricerca di cibo selvatico), dando il via a quella che nei balcani in qualche modo è diventata tendenza anche per quanto riguarda la produzione di vino.

Colonna sonora di tappa:
In the army now (Laibach), i tedeschi Rammstein devono tutto a questo gruppo di Trbovlje.
Plastika (Joker Out), rock sloveno molto contemporaneo.
Zum Zum (Magnifico), tamarro con stile.
Hejtr (Pigs Parlament), Punk-Ska-HC-Metal band slovena.